Chi siamo
“Prometeo comunista” è un gruppo di marxisti rivoluzionari che considerano la propria attività parte del movimento mondiale della classe operaia per il superamento del capitalismo. Ci basiamo sul nucleo programmatico del “Manifesto del Partito Comunista” e partiamo dal presupposto che il comunismo non è un’utopia né un ideale astratto, ma una necessità storica che scaturisce dallo sviluppo stesso della società moderna.
Siamo convinti che il capitalismo abbia esaurito la sua funzione storica. Avendo creato il mercato mondiale e gigantesche forze produttive, ha al tempo stesso acuito le contraddizioni su scala globale — dalle crisi economiche alle guerre imperialiste. L’epoca contemporanea pone l’umanità di fronte a un’alternativa: o il mantenimento di un sistema che genera sfruttamento, disuguaglianza e distruzione, o il suo superamento rivoluzionario — comunismo o barbarie.
Condividiamo la tesi fondamentale del marxismo: l’emancipazione della classe operaia dev’essere opera della classe operaia stessa. Né le riforme, né l’avvicendarsi dei gruppi al potere, né l’estensione dello “Stato sociale” eliminano le basi dello sfruttamento. L’abolizione della proprietà privata e della produzione mercantile non può essere sostituita da nazionalizzazioni, dalla regolamentazione statale o dalla ricerca di una “terza via” tra capitalismo e comunismo. O la società rimane nel quadro del sistema capitalistico, oppure passa all’organizzazione direttamente sociale del lavoro.
Respingiamo tutte le forme del cosiddetto “socialismo reale”, poiché esse hanno conservato la produzione mercantile, il lavoro salariato, il denaro e l’apparato statale — vale a dire le basi del modo di produzione capitalistico. Lo stalinismo, il maoismo e ideologie simili sono state varianti di gestione statale del capitale e hanno accompagnato la modernizzazione di paesi arretrati, non la transizione al comunismo. La sostituzione dell’abolizione della proprietà privata con la sua statizzazione ha disorientato la classe operaia e ha compromesso l’idea stessa di socialismo.
La classe operaia contemporanea costituisce la maggioranza della società, ma è priva di autonomia politica, poiché le idee dominanti restano quelle della borghesia. Attraverso i media, l’istruzione, la cultura e le pratiche quotidiane il capitalismo si riproduce come un ordine “naturale”, instillando nei lavoratori salariati illusioni di unità nazionale, di partenariato sociale e di successo individuale. È perciò necessario favorire la trasformazione del malcontento spontaneo in una posizione di classe cosciente, rivolta contro lo stesso modo di produzione capitalistico. Dobbiamo partecipare a tutte le manifestazioni della lotta dei lavoratori salariati, generalizzarne l’esperienza, collegare i conflitti particolari con la prospettiva rivoluzionaria.
Non ci consideriamo il partito comunista mondiale già esistente né pretendiamo il ruolo del suo unico embrione. Il nostro compito è contribuire alla sua formazione come organizzazione politica del proletariato mondiale. Il partito non deve sostituirsi alla classe: deve crescere insieme ad essa, generalizzarne l’esperienza, collegare le forme disperse della lotta e dar loro una direzione cosciente. L’emancipazione è possibile soltanto come azione collettiva della classe operaia stessa; il partito non fa che dare a questa azione un carattere più organizzato e unitario, senza separarsi dal movimento storico di cui è parte.
Il capitalismo genera inevitabilmente guerre. La concorrenza fra capitali e fra Stati, la lotta per i mercati e le risorse non sono eccezioni, ma la logica stessa del sistema. Nella nostra epoca la maggior parte dei conflitti interstatali ha carattere imperialista, indipendentemente dagli slogan utilizzati per giustificarli.
Di fronte alle guerre dell’imperialismo contemporaneo i comunisti non scelgono il “male minore” e non si schierano con nessuna delle borghesie in guerra. Indipendentemente da chi ha aperto le ostilità, ciascuna parte difende gli interessi del capitale, si spartisce mercati e sfere di influenza. La nostra posizione resta perciò il disfattismo rivoluzionario: la trasformazione della guerra imperialista in lotta contro la propria classe dominante. Restiamo perciò fedeli alla parola d’ordine degli spartachisti tedeschi: “Il nemico è in casa nostra”. L’avversario principale del lavoratore non si trova oltre il fronte, ma nella propria capitale, nel proprio Stato, nel proprio governo.
Viviamo in un periodo in cui maturano le condizioni di future scosse sociali. Pur con tutta la debolezza del movimento rivoluzionario nei centri mondiali del capitale, le contraddizioni oggettive del sistema vanno aumentando. Ciò richiede non una chiusura settaria, ma un lavoro coerente e paziente: la diffusione della teoria marxista, la partecipazione alla lotta reale, la formazione di quadri capaci di unire teoria e pratica rivoluzionarie.
La vera emancipazione è possibile soltanto come atto collettivo della classe mondiale dei lavoratori salariati. Dopo il capitalismo non vi saranno né sfruttatori né sfruttati — soltanto la libera associazione di persone che organizzano la produzione e la vita sociale sulla base dei bisogni comuni.